Poiché non esiste una definizione ufficiale di “veleno”, la norma tecnica di riferimento è il testo della Tabella 3 FU, “Sostanze iscritte nella FU da tenere in armadio chiuso a chiave” (art. 146 TULS). Il titolo si riferisce espressamente alle sostanze iscritte in FU e non ai medicinali che le contengono, sia sotto forma di prodotti industriali che di preparazioni magistrali o officinali.
Le prescrizioni dell’art. 146 del TULS devono essere osservate anche per tutte le sostanze tossiche o molto tossiche che sono o non sono iscritte in Farmacopea.
In mancanza di una definizione di legge di “veleno” devono essere considerati sicuramente veleni e come tali conservati in armadio chiuso a chiave, separato da quello degli stupefacenti:
• tutte le sostanze indicate nella Tabella 3 della FU, nonché le basi libere dei sali indicati e viceversa, nonché altri sali delle stesse;
• gli estratti delle droghe elencate (estratti fluidi, molli, secchi) e le tinture;
• le sostanze e le droghe vegetali elencate nella tabella 3 di precedenti edizioni della FU e non più riportate in quella in vigore; per esempio, l’arsenico non è più riportato perché non viene più usato a scopo terapeutico (liquore arsenicale del Fowler), ma è certamente un veleno, così come la sparteina solfato o lo stramonio.
La disciplina sui veleni riguarda:
• la custodia;
• la dispensazione al pubblico in dose e forma di medicamento;
• la vendita al pubblico per uso professionale.
Custodia:
deve avvenire in un armadio chiuso a chiave, diverso da quello dove vengono conservati gli stupefacenti; la chiave deve essere custodita dal farmacista. Queste norme riguardano solo le sostanze: sono infatti escluse dall’obbligo di conservazione in armadio chiuso a chiave le specialità medicinali e i galenici industriali contenenti sostanze velenose.
Dispensazione a fini terapeutici:
la ricetta è di tipo non ripetibile, con l’indicazione in tutte lettere della dose della sostanza velenosa. Per il controllo delle dosi si fa riferimento alla tab. 8 della FU; se le dosi (pro dose e pro die) sono superiori a quelle previste da questa tabella, il farmacista può spedire la ricetta solo se il medico, in calce alla stessa, dichiara di assumersi la responsabilità della somministrazione e a quale uso il medicamento è destinato.
Nel caso di bambini, non esiste una norma tecnica di riferimento, e la valutazione del dosaggio è lasciata al giudizio discrezionale del farmacista.
Questo non è riferibile ai medicinali industriali contenenti veleni, ma solo alle preparazioni estemporanee. Il farmacista, oltre alla data e al prezzo praticato, trascrive in calce alla ricetta nome, cognome e indirizzo dell’acquirente, in base alla dichiarazione di quest’ultimo, che deve aver compiuto i sedici anni di età. Solo in caso di dubbi sull’età il farmacista può richiedere un documento. La ricetta va trattenuta e conservata per sei mesi.
Vendita per uso professionale: a
il farmacista può vendere sostanze velenose solo a persone conosciute o, qualora non lo fossero, munite di attestato dell’Autorità di Pubblica sicurezza attestante nome e cognome, l’arte o la professione del richiedente, e che dimostrino la necessità delle sostanze stesse per uso professionale (art. 147 TULS). La vendita va riportata in un registro copia-veleni (obbligatorio in farmacia), dove vengono annotate le vendite a scopo professionale (per uso agricolo, artigianale, commerciale o industriale) di sostanze e non di preparati industriali contenenti veleni. La dispensazione a fini terapeutici, in dose e forma di medicamento, non va trascritta su questo registro.
Il registro copia-veleni non è conforme a un modello approvato, né è soggetto a vidimazione preventiva dell’ASL.
L’acquisto delle sostanze velenose avviene attraverso i normali canali di distribuzione, senza trascrizioni in entrata o in uscita. Da ricordare che nella compilazione dell’etichetta delle preparazioni estemporanee, oltre agli altri dati da riportare sempre, va apposta l’indicazione di veleno (il teschietto o la scritta “veleno”) e che, nella compilazione del prezzo, va aggiunto il diritto addizionale.
La mancata custodia in armadio chiuso a chiave costituisce reato penale ed è sanzionata con pene pecuniarie o con l’arresto fino a un anno.

ultimo aggiornamento | 20/08/2014